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Frammenti del mio diario da Mosca
Giornata estenuante, iniziata con tetra
ma doverosa visita al mummificato tovarisc Lenin che riposa nel suo
mausoleo sulla Piazza Rossa. Dopo due ore (dico due) di coda, riusciamo
a penetrare nello stretto corridoio che costeggia la piazza e che ci
conduce senza possibilita di errore all'entrata del marmoreo monumento
funebre. L'impatto con l'oscuro antro ove è conservata la reliquia è
agghiacciante: unica luce nel buio assoluto Un'altra ora abbondante di coda davanti alla biglietteria, dieci minuti al deposito bagagli e altri quindici nella fila all'entrata ed eccomi varcare la soglia del Cremlino, citta nella citta, fortezza secolare, dimora di zar, boiardi, metropoliti, patriarchi, lider maximi e capi di stato. Putin risiede qui, ma non ha voluto essere disturbato. Il Cremlino, circondato da mura rosse sovrastate da numerose torri, cela tesori inaspettati come le tre cattedrali (dell'Annunciazione, dell'Arcangelo e dell'Assunzione) che contengono ricchezze inestimabili sotto forma di icone, affreschi e reperti preziosi di epoche diverse. I percorsi sono strettamente segnati e non si puo sgarrare pena essere richiamati dalla milizia che - instancabilmente - sorveglia ogni angolo, anche il piu nascosto, della cittadella. Poco più in là, un austero complesso abitativo che da il titolo al libro di Iurii Trifonov "La casa sullariva". Il libro parla di questo condominio costruito da Stalin sulle rive della Moscova, dove il grande tiranno faceva alloggiare i suoi collaboratori. L'edificio - dove continuano ad abitare i discendenti di quei collaboratori - si trova a poche centinaia di metri dal Cremlino e all'epoca ospitava tutti i servizi di primautilita, dalla scuola alle poste, dagli alimentari alla lavanderia. Le famiglie dei dirigenti comunisti godevano dell'usufrutto di questa residenza privilegiata dalla quale potevano tranquillamente non uscire mai. Diciamo che si trattava di una prigione di lusso in cui Stalin rinchiudeva i suoi uomini per poterli avere costantemente a sua disposizione, al punto da chiamarli nel cuore della notte (pare che Stalin lavorasse sempre di notte) perche lo raggiungessero al vicino Cremlino. Il libro racconta di come la vita di questi collaboratori andò gradualmente trasformandosi in un inferno quando Stalin comincio a mettere in carcere le loro mogli per poterli manovrare piu agevolmente per iniziare poi a farli misteriosamente scomparire. La storia di queste misteriose sparizioni è narrata mirabilmente anche dallo stesso Mihail Bulgakov nel suo "Maestro e Margherita" sebbene il surrealismo del romanzo nasconda abilmente la critica dell'autore verso la dittatuta staliniana. BLOG Vito Borrelli
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